In the latest episode of the “Worth Your Time” podcast, I speak with Ellie Sanazaro, the author of a new children’s book, Image Bearer Book.

When Ellie was pregnant with her first child, she was told her baby had a chromosomal abnormality similar to Down Syndrome. She and her husband prepared to welcome a baby with special needs. After Rosalie was born, they found out the prenatal tests has been wrong.

And yet, Ellie felt God had prepared her heart to be a mom to s child with special needs. Within a few years, she had had another baby and adopted a little boy with Down Syndrome named Finn (who is adorable!). This beautiful story led her to write this book, featuring children with all kinds of special needs.

Come Riconoscere la Dipendenza dal Gioco: la Guida di Fortunareale

La dipendenza dal gioco d’azzardo è una condizione riconosciuta dalla comunità psichiatrica internazionale come un disturbo del controllo degli impulsi, classificato nel DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione, pubblicato nel 2013) all’interno della categoria dei disturbi correlati alle sostanze e dipendenze. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, si stima che circa il 2-3% della popolazione adulta presenti comportamenti problematici legati al gioco, con una percentuale più elevata tra i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Comprendere come si manifesta questa dipendenza, quali sono i segnali precoci e quali strumenti esistono per affrontarla rappresenta un tema di salute pubblica di primaria importanza, tanto più in un contesto come quello italiano in cui il mercato del gioco legale ha raggiunto nel 2022 una raccolta complessiva superiore ai 110 miliardi di euro, stando ai dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

I Meccanismi Psicologici alla Base del Gioco Problematico

Per riconoscere la dipendenza dal gioco è fondamentale capire i processi neurologici e psicologici che la alimentano. Il cervello umano risponde alle vincite attraverso il rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore associato al piacere e alla ricompensa. Questo meccanismo, identico a quello attivato da alcune sostanze stupefacenti, crea un circolo di rinforzo positivo che spinge l’individuo a ripetere il comportamento per rivivere quella sensazione di euforia. Ciò che rende il gioco d’azzardo particolarmente insidioso rispetto ad altre forme di dipendenza è la cosiddetta “schedula di rinforzo a rapporto variabile”: le vincite arrivano in modo imprevedibile, e questa imprevedibilità è proprio ciò che mantiene alta l’attenzione e la motivazione del giocatore, anche in assenza di guadagni concreti.

Un altro elemento chiave è il fenomeno del “quasi-miss”, ovvero la sensazione di essere andati vicini alla vincita senza ottenerla. Studi condotti dall’Università di Cambridge, tra cui una ricerca pubblicata nel 2009 sulla rivista Psychological Science, hanno dimostrato che i quasi-miss attivano nel cervello risposte simili alle vere vincite, inducendo il giocatore a continuare a giocare nella convinzione di essere prossimo al successo. Questo bias cognitivo, noto come “illusione del controllo”, porta molte persone a credere di poter influenzare l’esito di eventi puramente casuali attraverso rituali, strategie o abitudini specifiche. La combinazione di questi fattori neurobiologici e cognitivi rende la dipendenza dal gioco una condizione complessa, che non può essere ridotta a una semplice mancanza di forza di volontà.

Il profilo del giocatore problematico non corrisponde a uno stereotipo fisso. La ricerca clinica ha identificato diversi sottotipi: il giocatore che utilizza il gioco come meccanismo di fuga da situazioni di stress, ansia o depressione; quello spinto principalmente dalla ricerca dell’eccitazione e dell’adrenalina; e quello che sviluppa la dipendenza a seguito di una vincita iniziale significativa, che distorce la sua percezione delle probabilità reali. In tutti i casi, il passaggio dal gioco ricreativo a quello problematico avviene gradualmente, spesso nell’arco di mesi o anni, rendendo difficile per il soggetto stesso riconoscere il momento in cui il controllo è andato perduto.

I Segnali di Allarme: Come Riconoscere la Dipendenza in Se Stessi e negli Altri

Il riconoscimento precoce dei segnali di dipendenza è determinante per intervenire prima che il problema diventi cronico e produca danni irreversibili nella vita della persona. I criteri diagnostici del DSM-5 per il disturbo da gioco d’azzardo prevedono la presenza di almeno quattro dei seguenti indicatori nell’arco di dodici mesi: necessità di giocare con somme di denaro sempre crescenti per ottenere lo stesso livello di eccitazione; irritabilità o irrequietezza quando si tenta di ridurre o interrompere il gioco; tentativi ripetuti e falliti di controllare, ridurre o smettere di giocare; pensieri persistenti e ricorrenti legati al gioco anche durante le attività quotidiane; utilizzo del gioco come risposta a stati emotivi negativi come senso di colpa, ansia, depressione o impotenza; comportamento di “caccia alle perdite”, ovvero il ritorno al gioco il giorno dopo per cercare di recuperare quanto perso; menzogna nei confronti di familiari o terapeuti per nascondere l’entità del coinvolgimento nel gioco; compromissione di relazioni significative, opportunità lavorative o percorsi formativi a causa del gioco; ricorso ad altri per ottenere denaro con cui far fronte a situazioni finanziarie disperate causate dal gioco.

Sul piano comportamentale osservabile dall’esterno, i segnali includono cambiamenti improvvisi nelle abitudini finanziarie, come richieste frequenti di prestiti, difficoltà a far fronte a spese ordinarie, vendita di beni personali o accesso non autorizzato a risorse economiche altrui. Sul piano relazionale, il giocatore problematico tende a isolarsi, a diventare segreto riguardo alle proprie attività, a mostrare sbalzi d’umore correlati alle sessioni di gioco e a trascurare obblighi familiari e lavorativi. È importante notare che molti di questi comportamenti vengono razionalizzati dallo stesso soggetto attraverso giustificazioni che sembrano plausibili: “ho avuto una settimana difficile”, “recupererò sicuramente”, “è solo un passatempo”. Questa tendenza alla minimizzazione e alla negazione è una caratteristica strutturale della dipendenza, non un semplice atteggiamento di malafede.

Portali informativi specializzati nel settore del gioco responsabile, come https://fortunareale.com/, raccolgono e diffondono materiali educativi che aiutano i giocatori a comprendere la differenza tra un approccio ricreativo e uno problematico, offrendo strumenti pratici di autovalutazione basati sui criteri clinici riconosciuti a livello internazionale. Questi strumenti non sostituiscono una valutazione professionale, ma rappresentano un primo passo accessibile per chi inizia a interrogarsi sul proprio rapporto con il gioco.

Il Quadro Normativo Italiano e le Tutele per i Giocatori

L’Italia dispone di uno dei sistemi di regolamentazione del gioco d’azzardo più articolati d’Europa. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), che ha assorbito le funzioni dell’ex AAMS nel 2012, è l’ente responsabile della concessione delle licenze e della vigilanza sull’intero comparto del gioco legale, sia fisico che online. La normativa italiana impone agli operatori concessionari una serie di obblighi in materia di gioco responsabile, tra cui l’obbligo di rendere disponibili strumenti di autoesclusione, limiti di deposito, limiti di perdita e limiti di sessione, nonché la visualizzazione obbligatoria di messaggi informativi sul rischio di dipendenza.

Il Decreto Dignità del 2018 (Decreto Legge n. 87/2018, convertito con modificazioni dalla Legge n. 96/2018) ha introdotto un divieto totale di pubblicità del gioco d’azzardo in Italia, applicabile a qualsiasi mezzo di comunicazione, inclusi i canali digitali e i social media. Questa misura, tra le più restrittive adottate in Europa, ha avuto l’obiettivo dichiarato di ridurre l’esposizione della popolazione, e in particolare dei minori, a messaggi che potessero normalizzare o incentivare il comportamento di gioco. L’efficacia di questa norma è stata oggetto di dibattito tra gli esperti: alcuni studi hanno evidenziato una riduzione della notorietà spontanea dei brand di gioco tra i giovani, mentre altri hanno sottolineato come il divieto abbia favorito lo spostamento verso operatori non autorizzati, privi delle tutele previste dalla normativa italiana.

Sul fronte della prevenzione e del trattamento, il Sistema Sanitario Nazionale ha progressivamente integrato il disturbo da gioco d’azzardo nei percorsi dei Servizi per le Dipendenze (SerD), che in Italia contano oltre 550 strutture distribuite sul territorio nazionale. Il Piano d’Azione Nazionale sul Gioco d’Azzardo Problematico (PAN-GAP), aggiornato nel 2018, ha definito le linee guida per la prevenzione, il trattamento e la ricerca in questo ambito, promuovendo approcci multidisciplinari che integrano il supporto psicologico, il counseling familiare e, in alcuni casi, il trattamento farmacologico con molecole come la naltrexone, che agisce sul sistema oppioide riducendo il craving legato al gioco.

Un aspetto spesso trascurato riguarda la protezione dei soggetti vulnerabili nell’ambiente digitale. Le piattaforme di gioco online autorizzate dall’ADM sono tenute a implementare sistemi di verifica dell’identità e dell’età degli utenti, a offrire strumenti di autoesclusione immediata e a rispettare le disposizioni del Registro delle Esclusioni dal Gioco (REG), introdotto con il Decreto Ministeriale del 2019. Questo registro consente ai giocatori di registrarsi volontariamente per essere esclusi da tutte le piattaforme di gioco online autorizzate in Italia, rappresentando uno strumento concreto di tutela per chi riconosce di avere un problema e desidera interrompere il ciclo della dipendenza.

Percorsi di Aiuto e Strategie di Recupero

Il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo si avvale di approcci terapeutici consolidati, il più efficace dei quali, secondo la letteratura scientifica disponibile, è la Terapia Cognitivo-Comportamentale (TCC). Sviluppata e adattata al contesto del gioco problematico da ricercatori come Ladouceur e colleghi dell’Università Laval (Canada) negli anni Novanta, la TCC si concentra sull’identificazione e la ristrutturazione dei pensieri distorti legati al gioco, come le credenze erronee sulle probabilità, l’illusione del controllo e la sopravvalutazione delle proprie capacità predittive. I protocolli standard prevedono un ciclo di 10-20 sedute individuali, con risultati documentati in termini di riduzione della frequenza e dell’intensità del comportamento di gioco.

Accanto alla psicoterapia individuale, il supporto dei gruppi di auto-aiuto rappresenta una risorsa preziosa e accessibile. Gamblers Anonymous, fondato negli Stati Uniti nel 1957 e presente in Italia attraverso la rete dei Giocatori Anonimi, offre un programma strutturato in dodici passi analogo a quello degli Alcolisti Anonimi, basato sul principio della condivisione delle esperienze e del supporto reciproco tra persone che affrontano lo stesso problema. In Italia esistono anche gruppi specifici per i familiari dei giocatori problematici, come i Gam-Anon, che riconoscono l’impatto sistemico della dipendenza sull’intero nucleo familiare e offrono strumenti per gestire la codipendenza e stabilire confini sani.

Fortunareale, nell’ambito delle sue attività editoriali nel settore del gioco, ha pubblicato materiali informativi che approfondiscono i criteri per distinguere operatori affidabili e certificati da quelli privi di autorizzazione, contribuendo a orientare i giocatori verso ambienti di gioco che rispettano gli standard di sicurezza e responsabilità previsti dalla normativa italiana. La consapevolezza del contesto in cui si gioca è infatti uno degli elementi che può fare la differenza tra un’esperienza ricreativa e una situazione di rischio.

Sul piano delle strategie pratiche di prevenzione della ricaduta, i professionisti del settore raccomandano alcune misure concrete: la definizione di un budget mensile rigido destinato al gioco, trattato come una spesa di intrattenimento e non come un investimento; l’impostazione di limiti tecnici direttamente sulla piattaforma di gioco; l’evitamento delle situazioni ad alto rischio, come il gioco in stato di stress emotivo o sotto l’influenza di alcol; la comunicazione aperta con persone di fiducia riguardo alle proprie abitudini di gioco. Queste strategie non sono soluzioni definitive per chi ha già sviluppato una dipendenza conclamata, ma rappresentano misure preventive efficaci per chi si trova nelle fasi iniziali di un comportamento problematico.

È infine importante sottolineare che la dipendenza dal gioco d’azzardo è una condizione trattabile, e che il riconoscimento del problema costituisce già un passo significativo verso il recupero. I dati clinici mostrano che i soggetti che accedono a un percorso terapeutico strutturato raggiungono tassi di astinenza o di riduzione significativa del comportamento di gioco compresi tra il 50% e il 70% a un anno dal termine del trattamento, con risultati migliori in presenza di un supporto familiare attivo e di una rete sociale di sostegno. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di responsabilità verso se stessi e verso chi ci è vicino. Le risorse esistono: SerD, linee di ascolto dedicate come il numero verde 800.274.274 del Ministero della Salute, gruppi di auto-aiuto e professionisti specializzati sono punti di accesso concreti e gratuiti per iniziare un percorso di cambiamento.

Riconoscere la dipendenza dal gioco richiede onestà con se stessi, capacità di osservare i propri comportamenti senza giudizio e disponibilità a cercare supporto quando necessario. La complessità neurobiologica e psicologica di questa condizione rende inappropriata qualsiasi forma di stigmatizzazione: il giocatore problematico non è una persona moralmente debole, ma qualcuno il cui cervello ha sviluppato un pattern di risposta disfunzionale che può essere modificato attraverso interventi mirati. La diffusione di informazioni accurate e accessibili, come quelle promosse da Fortunareale e dalle istituzioni sanitarie italiane, è uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’incidenza del gioco problematico e per garantire che il gioco d’azzardo rimanga, per chi sceglie di praticarlo, una forma di intrattenimento consapevole e controllata.

Don’t miss Ellie’s story here — and be sure to pre-order her book now (I immediately bought 2 copies!). It has such an important, special message we can all teach our children!

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